Inflazione

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Milton Friedman, economista presso l’Università di Chicago sosteneva che: “L’inflazione è causata dalla troppa moneta a caccia di troppi pochi beni”

I libri di economia, che cercano di spiegare perchè esiste e cosa scatena l’inflazione riempiono gli scaffali quindi non mi voglio dilungare su disquisizioni accademiche ma cercare in primis di spiegarti come ci si può proteggere da questa tassa nascosta.

Che cos’è l’inflazione?

L’inflazione non è altro che l‘aumento generalizzato e duraturo dei prezzi. Due caratteristiche quindi fanno dire: c’è inflazione! L’aumento dei prezzi deve riguardare un numero rilevante di beni quindi l’aumento deve essere appunto generalizzato. In Italia è l’istituto ISTAT che decide il paniere (l’insieme) di beni che vanno a comporre la media dei prezzi su cui si calcolano eventuali aumenti.

La percentuale che esprime l’inflazione è sempre calcolata su base annua. Quindi quando si dice che l’inflazione questo mese è rilevata al 7% non si intende che i prezzi siano saliti in un mese del 7% ma che proiettando l’aumento di un certo mese per tutti i mesi a venire fino al termine dell’anno solare si avrà un aumento medio del 7% per l’anno a cui ci stiamo riferendo.

Questo di seguito è il link al sito dell’istat dove potete trovare i report sull’inflazione ed altri indicatori economici:

https://www.istat.it/it/archivio/inflazione

Perché c’è inflazione?

Perchè però in due parole i prezzi tendono ad aumentare? Ti indico 2 fattori principali responsabili del fenomeno.

Per produrre beni di consumo vengono utilizzate necessariamente delle materie chiamate “prime” che si trovano in natura e non vengono prodotte dal’uomo. Per definizione queste materie sono “finite”. Questo vuol dire che non ce n’è in quantità indefinita ma posso terminare o comunque scarseggiare. Se in un momento di forte espansione economica o di evoluzione tecnologica aumenta molto la richiesta di una certa materia prima questa, vuoi per la difficoltà estrattiva o di trasporto oppure perchè semplicemente ce n’è in modeste quantità, può non essere di facile reperimento. La conseguenza puoi immaginarla…il prezzo sale!

Se il prezzo di un materiale con cui devo produrre qualcosa aumenta, mi aumentano i costi di produzione e devo necessariamente aumentare il prezzo di vendita al consumatore finale, pena il fallimento della mia attività.

Se aumenta ad esempio l’energia che mi serve per produrre ecco che questo problema di aumento dei costi non è solo mio ma diventa generalizzato. Possiamo dire che la quasi totalità dei processi produttivi sono fortemente suscettibili all’aumento dei costi energetici.

Quindi uno dei motivi che spingono l’aumento dei prezzi è il fatto che le materie prime sono limitate.

Il secondo fattore è più complesso da spiegare per le sue dinamiche ma cercherò di non dilungarmi e semplificare al massimo.

Il sistema finanziario crea Moneta in senso ampio attraverso il meccanismo del credito. Quando i prestiti bancari abbondano, spesso l’offerta di moneta e la sua velocità di circolazione accelerano, il che può alimentare rapidamente l’inflazione se la produzione di beni e servizi non tiene il passo. Insomma quando circola troppo denaro la domanda di beni sale e anche in questo caso una temporanea o duratura mancanza e scarsità può portare a tensione sui prezzi.

Cosa succede se aumenta?

Ecco la domanda che ha una risposta dolorosa. Il potere d’acquisto diminuisce. Se sale l’inflazione il denaro si svaluta perchè tutti i prezzi aumentano. Quello che potevo comprare ieri non posso più comprarlo oggi. Per mantenere lo stesso tenore di vita devo adeguare le mie entrate all’aumento dell’inflazione. Ma sappiamo bene che uno stipendio non si adegua tanto in fretta e quindi tutto il settore impiegatizio soffre.

Anche chi gode di elevata liquidità non sta messo tanto bene perchè ogni anno il suo capitale è come se perdesse un pò di valore senza far nulla. Piccolo esempio: se ho dei soldi investiti ad un tasso del 3% ma l’inflazione sale al 7% ecco che il mio capitale investito non sta proprio bene. Subisco infatti una perdita netta del 4%

Dove investire quando l’inflazione è alta?

Come hai visto nell’esempio precente le obbligazioni a tasso fisso sono le prime a soffrire della spinta inflazionistica. La parola stessa “tasso fisso” ne denota la fragilità. Il tasso è determinato all’emissione dell’obbligazione e non si adatta ai tassi d’interesse o ai tassi inflazionistici che mutano nel tempo.

Le obbligazioni a tasso fisso a medio e lungo termine soffrono più del tasso a breve per effetto dell’interesse composto che via via nel tempo si perde.

Le commodities (materie prime)

Le materie prime sono le prime responsabili dell’aumento dei prezzi e di conseguenza sono anche i primi asset a salire di prezzo alle prime avvisaglie inflattive. Investire su di esse può essere soprattutto nelle prime fasi una buona soluzione.

I Titoli Azionari e l’inflazione

L’aumento delle materie prime, l’aumento dei prezzi generalizzato, la diminuzione del potere di spesa non può che abbassare i margini delle aziende e conseguentemente deteriorare i bilanci che influiscono direttamente sui prezzi dei listini azionari. La logica direbbe quindi che all’inflazione è legata una endemica debolezza delle borse azionarie.

Ma è necessario fare dei distinguo. Sono da ricercare tutti quei titoli che riescono a scaricare sul consumatore finale l’aumento dei prezzi alla produzione.

Gli Immobili

Storicamente l’immobile ha sempre tenuto testa all’inflazione e alla logica svalutazione della moneta. L’investimento immobiliare è un ottimo difensivo contro le tensioni derivanti dal carovita. Attenzione però ai costi. Negli ultimi anni i vari governi hanno scaricato sui possessori di immobili ( in quanto facilmente individuabili) tasse su tasse per far fronte a debiti sovrani sempre più elevati.

Revisioni catastali e tasse di possesso non possono non essere tenute in debito conto nel computo finale del tasso reale di rivalutazione degli immobili.

Obbligazioni legate all’inflazione

La miglior soluzione senza alcun dubbio sono le obbligazioni legate all’inflazione o “inflation linked”

Per la precisione obbligazioni a scadenza attorno ai 3-5 anni. BTPi o BTP€i oppure BTP Italia

Ci sono anche diversi ETF che investono su un paniere variegato di inflation linked area euro o area USA.


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